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SEO (Search Engine Optimization) = attività finalizzate ad aumentare il volume di traffico che un sito web riceve dai motori di ricerca. Tali attività comprendono l’ottimizzazione sia del codice sorgente della pagina, sia dei contenuti – Wikipedia
L’ottimizzazione del posizionamento sui motori di ricerca permette al sito di posizionarsi in modo visibile a chi fa una ricerca legata ai contenuti trattati sul sito web: ne migliora la SERP.
La locuzione inglese search engine results page (abbreviata in SERP) significa “pagina dei risultati del motore di ricerca”. Ogni qualvolta un utente effettua una ricerca con un motore, infatti, ottiene come risposta un elenco ordinato – Wikipedia
Le prime posizioni della ricerca infatti garantiscono a sito una maggiore visibilità rispetto ai competitor e garantiscono traffico interessato e profilato: nella ricerca il pubblico si autoseleziona dal momento in cui dichiara nella ricerca di volersi informare rispetto a determinate parole chiave. Ne abbiamo parlato anche nel Focus sui Paid Media descrivendo le attività di SEM, Marketing sui motori di ricerca, che tra le sue attività comprende anche il SEO.
Un’interessante infografica realizzata dal team di Semaphore classifica i fattori rilevanti per l’ottimizzazione sui motori di ricerca, siete d’accordo con questa disposizione delle priorità?
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Avevamo già affrontato questa tematica in un post precedente mettendo il luce le opportunità che l’analisi netnografica offre nella progettazione del viral DNA di una campagna di comunicazione.
Facendo qualche passo indietro, proviamo a chiarire i concetti con un po’ di pazienza semplificando l’astrusa infrastruttura che sembra nascondersi dietro a questo neologismo.
L’Analisi Netnografica è un’analisi della percezione degli utenti della Rete nei confronti di un determinato Brand o prodotto ovvero ha la funzione di comprendere e mettere in connessione i punti di vista, le visioni del mondo, i valori, le emozioni, i codici comunicativi e le identità che gli utenti esprimono e costruiscono attorno ai prodotti e al Brand.
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Una bella infografica racconta come utilizzare i Social Media in base alle necessità. I diversi canali vengono qui discussi graficamente considerandone diversi aspetti, come ad esempio per quali obiettivi se ne consiglia l’utilizzo, quali sono i rischi e le opportunità offerte da ciascun canale e così via.
Un’ottima opportunità per chiarirsi le idee e per trovarne di nuove, e poi diciamocelo…ci piacevano i colori
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Tante volte sentiamo parlare di certe mansioni senza ben capire che cosa sia effettivamente il loro significato, e questo è un problema ancora più sentito quando le posizioni non sono ben chiare neanche all’interno delle società.
Certo, la filosofia di gestione familiare ha sicuramente delle applicazioni di successo, laddove la mescolanza di professionalità riesce miracolosamente a non cozzare con la necessità di organizzazione.
Ma alla base di un efficiente sistema di organizzazione del lavoro e quindi alla base di un approccio aziendale all’organizzazione ci sta la definizione e la chiarezza dei ruoli. Ecco di seguito una presentazione che sistematizza in slides un interessantissimo articolo di Roberto Venturini, e che si propone di spiegare il significato e le funzioni del Digital Strategic Planner.

cc Foto di Max Chang
Il video è uno dei contenuti online a più alto engagement (coinvolgimento dell’utente), facilmente condivisibile e potenzialmente capace di informare, divertire, incuriosire…è insomma un contenuto prezioso per il mondo online.
Siti come YouTube permettono di caricare delle video clip che durino fino a 15 minuti, ma considerando il basso livello di attenzione dell’utente medio di Internet, è difficile che qualcuno guardi un video per così tanto tempo…
Ma per intenderci, che cosa significa che un video online è “troppo lungo”, in base a cosa si definisce tale?
Abbiamo trovato un’interessante risposta in questo articolo di Amit Agarwal che ci presenta alcuni dati interessanti estrapolati da Wistia, un servizio di video hosting che fornisce anche video tracking (e quindi il tracciamento dei video online).
Il tracciamento offerto da Wistia comprende informazioni come:
- quali parti di un video sono famose tra l’audience online?
- quando l’interesse e l’attenzione iniziano a calare?
- quando smettono completamente di guardare un video?
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Italiani 2.0 è il primo docu-web della storia “auto-prodotto” dagli internauti: un cortometraggio che esplora le relazioni sottili tra gli italiani e la tecnologia. Una troupe ha percorso in lungo e in largo il Bel Paese inseguendo i sogni, le speranze, le tensioni e le tantissime storie di felicità e infelicità tecnologica degli italiani al tempo di Internet.
Così viene descritto questo filmato da Alex Giordano in un interessante articolo pubblicato sul blog del Centro Studi Etnografia Digitale. Il film-documentario è stato infatti presentato recentemente alla Social Media Week di Roma, dipingendo una significativa narrazione che celebra le storie di alcune persone che vivono internet e le nuove tecnologie come strumenti di espressione, legame, imprenditorialità, creatività, libertà.
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Ora che Facebook Places è online da un po’ di tempo, vediamo come viene utilizzato dai brand per iniziative smart volte ad intrattenere i propri pubblici.
Lauren Fisher in un interessante articolo ci segnala 5 campagne di successo che hanno visto Facebook Places come protagonista in modi diversi.
Dal punto di vista del brand, Places funziona esattamente come le Fanpage, può ciò scegliere se usarla gratuitamente per piccole campagne oppure investire in campagne più consistenti da integrare con le applicazioni.
Ecco alcuni esempi di successo.
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L’etichetta Earned Media comprende tutti i Media dove la campagna ottiene visibilità per passaparola (WOM), senza che questi siano stato pagati. Sono quindi gli spazi conquistati dalla natura virale del contenuto della comunicazione.
Per alimentare la diffusione dei contenuti e innescare il passaparola è necessario intervenire su alcune piattaforme chiave, definite in base alle caratteristiche della campagna. Ecco di seguito gli strumenti oggi più utilizzati che innescano la viralità.
FACEBOOK LIKE
E’ lo spread virale alimentato su Facebook: ogni like/share dato per il contenuto comunicato equivale ad uno spazio di attenzione sul profilo Facebook dell’utente e diventa visibile ai suoi contatti.
Vantaggi
- Spread virale: Visibilità tra i contatti dei contatti coinvolti
- Engagement
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La crisi politica in Egitto ha fatto parlare molto sui social media ed in particolare su Twitter.
Sysomos, azienda che si occupa di fare social media intelligence, ha analizzato moltissimi dei tweet relativi alla crisi in Egitto e li ha estratti per spunti importanti, come ad esempio i dati legati a keywords e location, in modo da dimostrare come le news e le informazioni sull’Egitto sono state diffuse attraverso i social media.
Twitter, come accennato anche in questo post, è un potente mezzo di giornalismo partecipativo in real time e diffonde le notizie a livello globale. Nonostante il servizio (così come tutta la connessione ad Internet) sia stato bloccato in Egitto durante la crisi, news, video e foto sono state diffuse su Twitter in modo massiccio.
Pochi giorni fa Google ha lanciato il servizio voice-to-Twitter proprio per permettere a quegli utenti di Twitter egiziani di comportarsi come cittadini-giornalisti e diffondere le notizie su Twitter.
“Considerato come i social media si stiano utilizzando sempre più come strumento di reporting in real time, – dichiara Mark Evans, strategist di Sysomos – volevamo sapere quante persone utilizzano Twitter in Egitto, Tunisia e Yemen – luoghi in cui vi è attiva protesta politica.
Abbiamo analizzato 52 milioni utenti di Twitter, e abbiamo scoperto che solo 14.642 (lo 0,027%) dichiara di essere localizzato in Egitto, Yemen e Tunisia … E ‘importante notare che questo numero probabilmente non rispecchia il numero reale di utenti di Twitter dato che molti utenti in Egitto, Tunisia e Yemen probabilmente non forniscono le informazioni relative alla localizzazione per proteggere la loro identità”.
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I Paid Media, come già sappiamo, sono quei media che vengono acquistati per veicolare la comunicazione.
Sono la forma di advertising online più tradizionale e più conosciuta. Nell’immaginario collettivo, i Paid Media sono associati alla forma di comunicazione che fa storcere il naso alla maggior parte delle persone: “Ti occupi di comunicazione online? Quindi sei tu che metti quegli annunci odiosi in giro!”. L’affermazione è imprecisa, ma nella sua imprecisione so che rende l’idea.
Solitamente, al fastidio segue la domanda “Ma chi ci va a guardare? Ormai non ci guarda più nessuno!”. Nel gergo guardare è insita l’intenzione a pronunciare il verbo cliccare ed è proprio qui che si concentra l’attenzione sui Paid Media: portano numero di clic, portano traffico, portano dei risultati misurabili.
Difficilmente siamo in grado di misurare quantitativamente l’efficacia della comunicazione sugli Owned Media (e ancora meno sugli earned media che non sono controllabili, come vedremo), ma sui Paid Media abbiamo totale controllo quantitativo, si parla infatti di Performance Marketing: paghi per la performance che ottieni e quella performance è misurabile, tracciabile e certa.
Alla luce di questa consapevolezza, si capisce perchè sia una forma di advertising online molto utilizzata e molto apprezzata dal Marketing, che necessita di numeri e risultati per dimostrare la bontà delle proprie azioni (scenario che ottimisticamente parlando cambierà).
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